Lucio Fontana nasce a Rosario de Santa Fé, in Argentina, il 19 febbraio 1899 da padre milanese e madre argentina. Dopo aver vissuto a Milano dal 1905 al 1921, ritorna in Argentina, dove per diversi anni lavora come scultore nello studio del padre. Nel 1926 partecipa alla prima esposizione di Nexus, un gruppo di giovani artisti argentini attivo a Rosario. Ritornato a Milano nel 1928 frequenta per due anni l’Accademia di Belle Arti di Brera e nel 1930 tiene la sua prima personale, presso la galleria Il Milione.

Nel 1935 si stabilisce a Parigi, dove si unisce al gruppo Abstraction-Création e inizia a lavorare con la ceramica ad Albisola, in Liguria, e poi a Sèvres, in Francia. Nel 1939 si unisce al gruppo milanese di artisti espressionisti Corrente e l’anno successivo si trasferisce a Buenos Aires, dove con un gruppo di suoi allievi fonda nel 1946 l’Academia de Altamira e pubblica il Manifiesto Blanco. Tornato a Milano nel 1947, Fontana firma assieme a un gruppo di scrittori e filosofi il Primo manifesto dello Spazialismo. Ritorna quindi a lavorare la ceramica ad Albisola per esplorare nuove idee con i Concetti spaziali (1949-60)

Il 1949 segna un punto di svolta nella sua carriera: crea infatti i Buchi, la prima serie di dipinti nei quali fora le tele, e il primo “ambiente spaziale”, un insieme di sculture informi, dipinti fluorescenti e luci nere da osservare in una stanza buia. Questi lavori lo portano presto a utilizzare dei tubi al neon in opere a soffitto. All’inizio degli anni cinquanta partecipa alle esposizioni del movimento Informale, e per tutto il decennio sperimenta vari effetti, come i tagli e le perforazioni, sia in pittura che in scultura. Fontana visita New York nel 1961, in occasione di una sua mostra alla Martha Jackson Gallery. Nel 1966 collabora con il teatro La Scala di Milano, disegnando scenografie e costumi. Negli ultimi anni della sua carriera è sempre più interessato all’allestimento delle sue opere nelle molte mostre a lui dedicate in tutto il mondo, così come all’idea di purezza raggiunta nelle sue ultime tele bianche. Ciò è evidente nella Biennale di Venezia del 1966, dove progetta un ambiente, e a Documenta di Kassel del 1968. Fontana muore a Comabbio, Varese, il 7 settembre 1968.


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