Paolo Scheggi nasce a Settignano, Firenze, nel 1940. Dopo un periodo di studi a Londra si trasferisce a Milano nel 1961, entrando in contatto con gli artisti dell’epoca e suscitando l’interesse di Lucio Fontana, che fin dal 1962 ne segue la ricerca con attenzione. Dai primi lavori formati da lamiere assemblate e collage materici, realizzati tra la fine degli anni cinquanta e l’iniziò del decennio successivo, rapido è il passaggio alle Intersuperfici: opere monocrome, caratterizzate da tre tele sovrapposte e ospitanti aperture ellittiche o circolari. Con una di queste, bianca, Scheggi è invitato alla mostra “44 protagonisti della visualità strutturata”, presentata da Carlo Belloli alla Galleria Lorenzelli di Milano nel 1964. Un anno dopo, è scelto da Gillo Dorfles tra gli esponenti della Pittura Oggetto e al contempo suscita l’interesse di Umbro Apollonio e Germano Celant; ancora nel 1965, entra nel movimento di Nove Tendencjie ed è in contatto con i gruppi Nul e Zero.

Conosciuto a livello internazionale, tra le altre mostre è invitato nel 1966 alla XXXIII Biennale di Venezia e a “Weiss auf Weiss”, curata da Harald Szeemann alla Kunsthalle di Berna. L’anno successivo espone alla V Biennale des Jeunes Artistes a Parigi, a “Lo spazio dell’Immagine” a Palazzo Trinci a Foligno e all’“Exposition International des Beaux Arts de Montreal”; nel 1968 a “Public Eye” ad Amburgo e al “Teatro delle mostre” alla Galleria la Tartaruga di Roma. Capace di attraversare linguaggi differenti, fin dal 1964 la sua ricerca si apre in direzione architettonica: con lo studio Nizzoli Associati Scheggi lavora in qualità di “operatore plastico” e per Germana Marucelli progetta la nuova sartoria milanese. Dopo questa prima “esperienza vivibile di integrazione plastica all’architettura” idea e realizza l’Intercamera plastica che viene esposta per la prima volta alla Galleria del Naviglio di Milano, nel gennaio 1967.

Dal 1968 la sua indagine si apre al teatro e supera lo spazio tradizionale della galleria, estendendosi nella città: esemplari sono la Marcia Funebre o della geometria per la manifestazione Campo Urbano a Como e la performance Oplà Stick che viaggia tra Milano, Zagabria e Firenze nel 1969. Tra il 1970 e il 1971 affronta, infine, un’indagine artistica in chiave mitico-politica, approfondendo le relazioni con le forme religiose, antropologiche e simboliche dell’arte e partecipando a mostre quali “Amore mio” e “Vitalità del negativo”, entrambe del 1970. Scheggi muore a Roma nel 1971. A un anno dalla sua scomparsa Tomba della geometria e 6profetiper6geometrie sono esposti alla XXXVI Biennale veneziana.


Opere