Georges Vantongerloo nasce ad Anversa, in Belgio, il 24 novembre 1886. Artista, architetto e teorico, studia all’Académie des Beaux-Arts di Anversa e di Bruxelles dal 1905 al 1909, e in seguito espone le sue opere in Olanda e al Salon Triennaux in Belgio. Chiamato alle armi a causa della guerra, rimane ferito e viene congedato. Trascorre gli anni 1914-18 in Olanda, dove la sua opera attrae l’attenzione della regina e dove, in occasione della preparazione di alcuni progetti di architettura, incontra Piet Mondrian, Bart van der Leck e Theo van Doesburg, con cui collabora alla rivista “De Stijl” fondata nel 1917.

Rientrato a Bruxelles nel 1918, si trasferisce poco tempo dopo a Mentone, in Francia, dove stringe amicizia con l’artista e architetto Max Bill, futuro organizzatore di molte sue mostre. Nel 1919 accetta la norma di De Stijl di riduzione della composizione alle linee ortogonali e fonda la sua scultura sulla traduzione volumetrica di questo principio. Attivo anche incampo teorico, nel 1924 pubblica ad Anversa il saggio L’Art et son avenir, cui seguirà nel 1948 il saggio Paintings, Sculptures, Reflections.

Nel 1928 si trasferisce definitivamente a Parigi, dove diventa vicepresidente del gruppo Abstraction-Création, carica che ricopre dal 1931 al 1937. I suoi progetti di ponti e una proposta per la costruzione di un aeroporto sono esposti al Musée des Arts Décoratifs di Parigi nel 1930. Nel 1936 partecipa all’esposizione collettiva “Cubism and Abstract Art” al Museum of Modern Art di New York. La sua prima personale si tiene alla Galerie de Berri di Parigi nel 1943. Nel 1949 partecipa a una mostra collettiva con Bill e Antoine Pevsner allestita al Kunsthaus Zürich. Festeggia il suo settantacinquesimo compleanno con una personale alla Galerie Suzanne Bollag di Zurigo nel 1961. L’anno seguente Bill gli organizza un'ampia retrospettiva alla Marlborough New London Gallery di Londra. Vantongerloo muore a Parigi il 5 ottobre 1965.


Opere