Eduarda Emilia Maino nasce a Milano il 2 ottobre 1930. Consegue una laurea in medicina, ma non eserciterà mai la professione avendo contemporaneamente cominciato a dipingere da autodidatta. Nel 1957 conosce Piero Manzoni con cui instaura una profonda amicizia. L’anno seguente aderisce all’avanguardia milanese e realizza il suo primo ciclo di lavori, i Volumi, tele perforate da grandi fori ellittici che ricordano i Buchi di Fontana. Nello stesso anno tiene la sua prima mostra personale alla Galleria dei Bossi di Milano.
Nel 1959 aderisce ad Azimuth, un gruppo sperimentale milanese costituto da Agostino Bonalumi, Enrico Castellani e Manzoni, che mantiene stretti contatti con il Gruppo Zero in Germania, il Gruppo Nul in Olanda e il Gruppo Motus in Francia. Nel 1961 è invitata ad una mostra in Olanda, dove, a causa di un errore di stampa, il suo nome viene scritto come un’unica parola, Dadamaino (Dada in quanto diminutivo di Eduarda), nome che addoterà a partire dal 1963-64. Nel 1962 partecipa alla mostra collettiva Nul che si tiene allo Stedelijk Museum di Amsterdam. Questo stesso anno nasce il movimento internazionale Nuove Tendenze, al quale Dadamaino aderisce immediatamente e che vede tra i suoi protagonisti Getulio Alviani, Bruno Munari, Raphael Soto ed Enzo Mari. Nella prima metà degli anni sessanta, affascinata dal concetto di movimento, realizza una serie di opere di carattere ottico-dinamico e, a seguire, inizia la Ricerca del colore, in cui analizza metodicamente gli infiniti rapporti cromatici dello spettro solare.
A partire dagli anni settanta il lavoro si sviluppa in una nuova direzione: quella del segno. Dadamaino inventa una serie di segni grafici con cui riempie meticolosamente le sue opere. Con l’Alfabeto della mente crea sette caratteri di tipo alfabetico con cui compone una serie di lettere nelle quali ripete sistematicamente un solo segno. Nel ciclo successivo, I fatti della vita, riutilizza gli stessi segni. Queste opere vengono esposte in una sala personale alla Biennale di Venezia nel 1980. Tre anni dopo il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano le dedica una retrospettiva. Nel 1990 è nuovamente alla Biennale di Venezia. Un’ampia antologica viene organizzata nel 2000 dal Museo di Bochum. Dadamaino muore a Milano il 13 aprile 2004.


Opere