“ [...] Come si può scrivere di Bacci? Impenetrabile, modesto, sensibile, evanescente. Non ho alcun indizio.”

“ è mio vicino di casa a Venezia, abita a un ponte di distanza da casa mia (è così che misuriamo le distanze a Venezia), e lo incontro quasi tutti i giorni nella calle vicino a casa o al traghetto. I nostri saluti sono formali e amichevoli, ma non riesco a conoscere meglio quest’uomo piccolo e misterioso. I suoi quadri, però, sono un’altra faccenda. Quelli li conosco. Sono i figli dell’oggi. Sono dinamici. Sono la bomba atomica su tela. Scoppiano di luce, di energia, di colore. Ogni quadro è più vitale del precedente. Sono così esplosivi da mettere in pericolo la sicurezza del mio palazzo. Ogni volta che un americano entusiasta ne porta via uno, mi pare che casa mia sia meno in pericolo. Ma poi Bacci me ne porta uno nuovo, sempre più bello, emozionante e pericoloso, e ti colpisce come un sogno.

Peggy Guggenheim at Palazzo Venier dei Leoni, behind her: Event #292 (Avvenimento #292),1958, Edmondo Bacci, Venice, 1960s

[…] C’è una veggenza nel colore, quando questo esplode in tutta la sua gioiosa ebbrezza. Al giorno d’oggi penso sia il colore più puro liberato nello spazio. Una potenza frenetica ci trascina nel gioco. Sono i poli di una meravigliosa avventura poetica. Il rosso è sempre presente in Bacci, la luce è sempre presente. Un mondo meraviglioso che stordisce. Un’elevazione costante dello spirito. L’opera di Bacci rende infatti magnetica ogni cosa con un sentimento interiore ricco di decoro e di splendore. I suoi dipinti esplodono e accendono un fuoco lirico nel mondo e il mondo ritrova nei suoi ‘Avvenimenti’ una verità straordinaria, un dinamismo intenso tipico delle suggestioni fantomatiche dello spirito. Tutti i suoi dipinti sono degli ‘avvenimenti’: sono diversi, accomunati dal tema e non dalla tecnica, poiché l’inventiva dona loro un’originalità sorprendente e felice.

[...] La sua libertà creativa gli permette di raggiungere vertici incandescenti di un ordine inverosimile, per incanto e sorpresa. Forse un’analoga potenza poetica si può trovare in [Vasily] Kandinsky. Credo che in Bacci nasca da una fonte invisibile e imprevedibile. Lui è una leggenda di miracoli quotidiani. Lo sguardo oltrepassa il dipinto, trasportato dal vortice del suo destino recondito. Nulla è superfluo, ma come accade nelle opere di grande carattere estetico Bacci è semplice, intenso, vivo. […] Il colore è per lui un conflitto di potere e i materiali vivono di questa tensione, sensibili e luminosi. Bacci mostra la purezza di ciò che è autentico e originale e la sua pittura non conosce geografia ma appartiene al mondo dello spazio. Non si sa dove va il mondo e non si sa dove va Bacci”.

- Peggy Guggenheim, Introduzione, in Catalogo della XXIX Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, Ente Autonomo La Biennale di Venezia, Venezia, 1958, pp. 67–68.


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