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TEATRO GOLDONI, giovedě 20 dicembre 2012, ore 20.00


neuburgerJean-Frédéric Neuburger, pianoforte

Nato a Parigi nel 1986, Jean-Frédéric Neuburger s’impone rapidamente come uno dei più brillanti musicisti della sua generazione. Finalista del Concours international Long-Thibaud nel 2004, intraprende una carriera di pianista caratterizzata dall’estrema varietà del repertorio. Viene invitato a esibirsi con orchestre come i New York Philharmonic, la San Francisco Symphony, la Philadelphia Orchestra, l’Orchestre de Paris, la Philharmonique de Radio-France, la NHK Symphony, i Bamberger Symphoniker… e con direttori come Lorin Maazel, Michael Tilson Thomas, Jonathan Nott, Osmo Vanska o Pierre Boulez, con il quale lavora sulla sua Seconda Sonata. Si esibisce in numerosi festival: Verbier, Klavier-Festival Ruhr, Festival Messiaen à la Meije, Musikverein, Auditorium du Louvre… anche le sue opere sono eseguite da lui stesso o da interpreti quali Tatjana Vassiljeva, François Salque, Bertrand Chamayou o il Quatuor Modigliani. Nel 2010 il Festival de la Roque d’Anthéron gli commissiona un’opera per due pianoforti e percussioni; nel 2012 la Cantate, commissione di Radio France, è interpretata dal Chœur et Orchestre Philharmonique de Radio-France e da Pascal Rophé. È docente di accompagnamento pianistico al Conservatoire National Supérieur di Parigi. Nominato “Rising Star” nel 2010-2011 dalla Cité de la Musique, vincitore nel 2010 del Prix Lili et Nadia Boulanger dell’Académie des Beaux-Arts, registra in particolare presso Mirare e le sue partiture sono edite dalle Éditions Durand.


Parigi sotto la monarchia di Luglio: capitale del pianoforte
Nel corso dei primi decenni dell’Ottocento, la manifattura di pianoforti parigina recupera il divario che in precedenza la separava da Londra e Vienna, in termini sia di qualità tecnica che di quantità di produzione. Se a Parigi s’impongono quattro grandi marche (Érard, Pleyel, Pape e Wetzels), nel 1835 la città annovera oltre cento manifattori: un’industria nascente che rivoluziona l’attività musicale sia nell’ambito privato che nella vita concertistica. Le grandi ditte di pianoforti possiedono infatti le proprie sale di dimostrazione nelle quali con grande regolarità vengono organizzate audizioni: inizialmente situate attorno ai giardini del Palais royal, a partire dalla fine degli anni Trenta queste sedi musicali si trasferiscono nel Quartier de la Nouvelle-Athènes. Anche se la monarchia di Luglio ha inizio a Parigi con i concerti di Paganini, i grandi solisti del periodo non saranno più violinisti ma pianisti. Esecutori venuti dall’Europa centrale (Kalkbrenner, Chopin, Liszt, Thalberg o Clara Wieck) che si affiancano a una nuova generazione francese, da Alkan al giovane Saint-Saëns.


Charles-Valentin Alkan, Capriccio alla soldatesca op. 50 n. 1
I due capricci dell’opera 50 di Alkan (Capriccio alla soldatesca e Le Tambour bat aux champs) sono caricature della vita militare pubblicate nel 1859 e scritte quando il compositore era preoccupato per la politica militarista di Napoleone III (la guerra contro l’esercito austriaco nel Nord Italia, punteggiata dalle vittorie di Magenta e Solferino nel giugno 1859). Il Capriccio alla soldatesca segue il programma di una poesia dell’austriaco Christian von Zedlitz: Die nächtliche Heerschau (tradotto in francese nel 1829 con il titolo di La Revue nocturne). A mezzanotte il fantasma di un tamburo maggiore si alza per esortare alla battaglia le truppe di Napoleone. Arrivano allora i soldati della campagna di Russia, da “neve e ghiaccio induriti”, ai quali seguono quelli della campagna d’Egitto. Si alza allora una tromba per chiamare la cavalleria alla manovra. Spetta poi all’imperatore entrare in pompa magna, circondato dallo stato maggiore. A questo esercito di spettri che pronunciano la parola “Francia” il mondo risponde “Sant’Elena per il tiranno!”. Con l’ausilio di indicazioni interpretative aventi per preciso obiettivo le diverse sezioni della poesia, Alkan suddivide in scene questo capriccio. I primi momenti precedono una fanfara quasi-trombata, quindi una parte marziale forte. Si sente poi il canto dei soldati, dolce quasi-gemito. La cavalleria appare al tumultuoso quasi-cavalcata e Napoleone al quasi-conquistadore. Quest’opera è dedicata a Napoléon Lannes, amico della famiglia Alkan e figlio di un maresciallo dell’Impero caduto nella battaglia di Essling.


Charles-Valentin Alkan, Le Chemin de fer op. 27
La rivoluzione dei trasporti pubblici che trasforma l’Europa dell’Ottocento non deve aver lasciato insensibile Charles-Valentin Alkan. Dopo un’opera 2 – Les Omnibus. Variations pour le piano forte dédiées aux Dames blanches – composta nel periodo dell’istituzione del servizio di vetture pubbliche a Parigi (1829), nel 1844 dedica l’opera 27 al treno. Anche se la prima linea francese circola tra Lione e e Saint-Étienne dal 1831, Alkan si č certamente ispirato a quelle che collegano Parigi a Saint-Germain-en-Laye (1837) o a Versailles (1839). Questo studio per pianoforte in re minore č probabilmente la prima raffigurazione musicale della locomotiva a vapore. In uno stile realista, molto in anticipo sul proprio tempo, Alkan fa davvero sentire l’imponente veicolo: alla mano sinistra una rapida ripetizione di note basse; alla mano destra un moto perpetuo che indica la potenza del macchinario. Il tempo vivacissimamente (112 sulla minima) indicato nello spartito ne rende pressoché impossibile l’esecuzione perfetta. Questa velocità (di gran lunga inferiore) a quella dei treni dell’epoca consente ad Alkan di dare un’impressione delle sensazioni che prova all’interno di questo nuovo mezzo di trasporto. I motivi dei meccanismi del treno sono peraltro intervallati da brevi passaggi più lirici (ma altrettanto agitati) volti a evocare il misto di entusiasmo e inquietudine percepito dai passeggeri. Alkan proseguirà in questa vena descrittiva con l’improvviso Une fusée (op. 55) prima di dedicarsi a pezzi rivolti all’evocazione di altre opere (letterarie o musicali).


Frédéric Chopin: Sonata per pianoforte in si minore op. 58 n. 3
Allegro maestoso – Scherzo (molto vivace) – Largo – Finale. Presto non tanto
Pubblicata nel 1845 e dedicata all’allieva e musicista contessa Émilie de Persuis, la Terza Sonata fu composta nell’estate del 1844 durante il soggiorno di Chopin (allora trentaquattrenne) a Nohant assieme a George Sand. Mentre la Prima Sonata per pianoforte (l’opera 4) risale agli anni giovanili, le due successive (l’opera 35 del 1839 e quest’opera 58) sono opere della maturità, attraverso le quali il compositore intende conferire un nuovo respiro alla sonata classica. Viene allungata la durata dei movimenti, vengono esplorate nuove capacità dello strumento, viene ravvicinata l’unità strutturale dell’opera. Ciò nondimeno, nell’opera 58 permangono i principi fondamentali della forma classica, anche se Chopin vi aggiunge un linguaggio pianistico derivato dalle ballate, dagli scherzi e perfino dai notturni. In un primo movimento Allegro maestoso, il compositore propone una decina di temi musicali che instaurano un clima emotivo sempre mutevole. La rottura con le forme antiche è collocata in una ricapitolazione che omette totalmente il primo tema. Ponendo lo Scherzo come secondo movimento (anziché come terzo), Chopin gioca con i contrasti: dopo la profusione dell’Allegro, offre un attimo di distensione e leggerezza, incupito tuttavia da un trio più grave. Il Largo (in forma ABA) gli consente di riallacciarsi all’incanto dei notturni: tra lirismo quasi italiano ed emozione intima. Infine il Finale (in forma di rondò) è un capolavoro di vitalità. Di estrema difficoltà per l’interprete, è uno dei più alti esiti di Chopin.


Concerto riservato agli Abbonati del Palazzetto Bru Zane e ai Soci della Collezione Peggy Guggenheim.
Invito valido per due persone. Numero di posti limitato.
L’accesso allo spettacolo è consentito previa conferma entro il 14 dicembre 2012:
tel. 041.5211005 - aa@bru-zane.com
tel. 041.2405440|412 - membership@guggenheim-venice.it
L’accesso al teatro è consentito a partire dalle ore 19.30
I posti non sono numerati.