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Doppio senso: percorsi tattili alla Collezione Peggy Guggenheim costituisce una nuova e sperimentale occasione per compiere un viaggio nell’affascinante territorio delle avanguardie del ventesimo secolo. Si pone come tappa di un importante processo di avvio all’accessibilità museale, teso alla formazione di una comunità sempre più ampia intorno al museo e alla diffusione dell’arte, moderna e contemporanea. In questa ottica generale la scelta delle opere ha privilegiato lavori che indagano la relazione tra la rappresentazione della figura umana e la sua astrazione.


Victor Brauner
immagine dell’opera di Victor Brauner descritta nella scheda

Victor Brauner
Senza titolo, encausto su tavola del 1954.
Le dimensioni sono 34,5 centimetri di altezza per 25,2 centimetri di larghezza.
Si trova nella Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

Cenni sull'opera

Nel 1943 Victor Brauner inventa il "disegno con la candela", che gli permette, sfregando un pezzo di carta con una candela e una miscela d’inchiostro di china e d’acqua, degli effetti di nero e di bianco simili a quelli delle pietre scistose che raccoglieva lungo il fiume Durance nei Pirenei. Questa tecnica lo condurrà poi all’uso della pittura a cera (encausto) visibile in quest’opera. Colpiscono nel ritratto gli occhi grandi e fissi. L’occhio è un elemento ricorrente nell’opera di Brauner: lo si ritrova sdoppiato, ferito, inserito come oggetto o addirittura al posto del sesso. È un’ossessione che inizia molto presto, quasi una premonizione della perdita dell’occhio sinistro, che avverrà nel 1931 durante una rissa. Il 1954 è l’anno in cui Brauner partecipa alla Biennale di Venezia nella sezione “L’arte fantastica” del padiglione francese e compie un lungo viaggio in Italia fermandosi anche a Venezia. In questa occasione si reca a Palazzo Venier dei Leoni a trovare Peggy Guggenheim, trascorrendo il tempo in compagnia di Max Ernst, anch’egli in visita a Venezia, nonostante da anni Brauner abbia ormai rotto con i surrealisti.

Pablo Picasso
immagine dell’opera di Pablo Picasso descritta nella scheda

Pablo Picasso
Sulla spiaggia, olio, conté e gesso su tela del 12 febbraio 1937.
Le dimensioni sono 129,1 centimetri di altezza per 194 centimetri di larghezza.
Si trova nella Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

Cenni sull'opera

All'inizio degli anni trenta, Picasso dipinse diversi paesaggi di spiagge, con bagnanti che giocano a palla e via di seguito. E questi famosi dipinti di Picasso sono i più vicini al Surrealismo di André Breton. Questo dipinto affascinò Peggy, che era attratta dal carattere ambiguo ed enigmatico delle ragazze che giocano così innocentemente con la barchetta, pur sembrando completamente mature. In effetti, quella a sinistra sembra incinta. In questo periodo la Spagna si trovava in agonia per la guerra civile, e di ciò Picasso era profondamente conscio, ed è suggestivo notare come questo dipinto venga realizzato solo poche settimane prima del bombardamento di Guernica.

Pablo Picasso
immagine dell’opera di Pablo Picasso descritta nella scheda

Pablo Picasso
Busto di uomo in maglia a righe, guazzo su carta del 14 settembre 1939.
Le dimensioni sono 63,1 centimetri di altezza per 45,6 centimetri di larghezza.
Si trova nella Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

Cenni sull'opera

Il 2 settembre 1939, poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, Pablo Picasso si trasferisce in un piccolo porto fluviale alle foci della Gironda. Rimane sulla costa atlantica per quasi un anno, tornando in varie occasioni a Parigi per brevi periodi, e ritornando a vivere stabilmente in città solo il 24 agosto 1940. In questo periodo emergono opere che la critica ribattezzerà come la nascita dello stile Picasso. Tra il 13 e il 17 settembre del 1939 esegue dieci versioni conosciute di questo soggetto: sei guazzi, tre olii su carta e un disegno a china. Sono immagini di uomo tratte dalla memoria, un probabile pescatore intravisto nel porto, vestito con la classica maglietta del marinaio. Basato sulla modulazione quasi irreale dei toni del grigio, il dipinto stempera la tensione tormentata delle opere di quell'anno e definisce la deformazione metamorfica del viso che caratterizzerà negli anni il suo stile.

Jacques Lipchitz
immagine dell’opera di Jacques Lipchitz descritta nella scheda

Jacques Lipchitz
Pierrot seduto, scultura in piombo del 1922.
Le dimensioni sono 33,5 centimetri di altezza compresa la base.
Si trova nella Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.
Man Ray
immagine dell’opera di Man Ray descritta nella scheda

Man Ray
Silhouette, disegno a inchiostro di china e carboncino su cartone del 1916.
Le dimensioni sono 51,6 centimetri di altezza per 64,1 centimetri di larghezza.
Si trova nella Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

Cenni sull'opera

Nel 1915 Man Ray adotta un linguaggio meccanicistico, grafico, appiattito, simile a quello sviluppato da Francis Picabia e Marcel Duchamp nello stesso periodo. È questo un disegno preparatorio al suo più noto quadro in questo stile intitolato La danzatrice di corda si accompagna con le sue ombre del 1916, ispirato a una danzatrice del vaudeville. L’interesse di Man Ray a fermare le sequenze di un movimento deriva forse dagli esperimenti in campo fotografico iniziati da lui in quegli anni. I particolari delle figure sono aboliti in questo disegno per creare forme schematiche bidimensionali che si stagliano contro nere ombre ovali. La ballerina non è soltanto accompagnata dalla sua ombra, ma anche dalla musica, allusa sinteticamente dal riccio di uno strumento a corda in basso a destra del sostegno, dalle corde musicali in basso e dal leggio a sinistra. La posizione dei piedi della danzatrice sulle corde che sono anche il pentagramma, servirebbe per esprimere una determinata serie di note, come se la danzatrice stese accompagnando se stessa con la musica.

Raimond Ducham-Villon
immagine dell’opera di Ducham-Villon descritta nella scheda

Raimond Ducham-Villon
Il cavallo, scultura del 1914 fusa in bronzo nel 1930.
Le dimensioni sono 43,6 centimetri di altezza per 41 centimetri di larghezza.
Si trova nella Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

Cenni sull'opera

Raymond Duchamp-Villon comincia a lavorare all’originale in gesso del suo Cavallo, una immagine composita di animale e macchina, nel 1914 e lo porta a termine nell’autunno, durante una pausa dal servizio militare. La scultura è preceduta da numerosi disegni preparatori e da varie altre versioni iniziate nel 1913. Il progetto originale non comprende la macchina ed è relativamente naturalistico, ma Duchamp-Villon elabora una sintesi sempre più dinamica tra cavallo e macchina, resa con superfici lisce e geometriche. Questa versione è fortemente astratta e parti della fisionomia del cavallo sono sostituite da elementi meccanici. L’artista ha modo di osservare la dinamica dei movimenti dei cavalli durante il servizio militare in cavalleria, e inoltre studia gli esperimenti fotografici sui cavalli condotti negli ultimi anni del diciannovesimo secolo da Eadward Muybridge e Etienne-Jules Marey. Con pochi altri scultori, quali Alexander Archipenko, Constantin Brancusi e Umberto Boccioni, Duchamp-Villon rivoluziona la rappresentazione convenzionale delle forme e ne rivela le forze interne. La fusione del cavallo, simbolo tradizionale di energia, con la macchina che lo sta sostituendo, riflette la crescente consapevolezza di una nuova era tecnologica.

Fernad Léger
immagine dell’opera di Léger descritta nella scheda

Fernad Léger
Uomini in città, dipinto nel 1919.
Olio su tela.
Le dimensioni sono 145,7 centimetri di altezza per 113,5 centimetri di larghezza.
Si trova nella Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

Cenni sull'opera

Con la serie del 1913–14 intitolata Contrasto di forme Fernand Léger abbandona temporaneamente ogni tendenza rappresentativa. Nel 1917 tuttavia, al ritorno dal fronte, riprende a dipingere reintroducendo spunti figurativi. Sensibile al progresso tecnologico e alla pubblicità di tono ottimistico del dopoguerra, Léger inizia il suo periodo meccanico con lavori come Uomini in città. Nelle opere di questo periodo, che hanno per tema la città, la figura umana appare spersonalizzata e meccanizzata, a somiglianza dell’ambiente che la circonda. L'artista riesce a tradurre l’energia ritmata della vita contemporanea in equivalenti pittorici. Masse, colori e forme sono intesi soprattutto come valori plastici e su ciascuno di essi è posta uguale enfasi.

Paul Klee
immagine dell’opera di Klee descritta nella scheda

Paul Klee
Ritratto di Frau P nel Sud, dipinto nel 1924.
Disegno ad acquerello e ricalco a olio su carta montata su tavola dipinta a guazzo.
La tecnica del guazzo impiega un tipo di pigmento simile alla tempera, reso più consistente dall’integrazione di gesso più un composto di gomma arabica.
Le dimensioni sono 42,5 centimetri di altezza per 31 centimetri di lunghezza, compresa la montatura.
Si trova nella Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

Guida all’esplorazione tattile

La vacanza in Sicilia dell’estate del 1924 fornisce a Paul Klee gli spunti per la realizzazione di vari acquerelli.
Questo dipinto, riprodotto a rilievo in resina e termoform per la lettura tattile, rappresenta la composizione stilizzata del busto di una donna con cappello su uno sfondo lievemente ruvido per evocare e ricordare l’atmosfera calda del Mediterraneo.
I tratti somatici sono resi con linee abbozzate. I capelli, vagamente ricci, sono appena accennati sul lato sinistro del dipinto fin sotto il mento. Il volto è piuttosto grande sproporzionato rispetto alla realtà. Sulla testa c’è un cappello che si sviluppa in orizzontale di forma trapezoidale, con la parte destra più allungata. Sulla sommità ha due pennacchi e al centro una decorazione rotonda simile a un bottone appena accennato. Nell’insieme sembra ricordare il cappello di un carabiniere.
Gli occhi sono rotondi e appena accennati ma riconoscibili. Il naso lievemente pronunciato di profilo destro. La bocca è arrotondata e semiaperta come nell’atto del parlare. Lo sfondo non è uniforme, è stato reso con lievi sbalzi e cerca di riprodurre l’irreale con macchie di colore rarefatte, poco dense.
Il busto ha una pettorina semicircolare, solcata a metà da una fascia orizzontale ruvida che ricorda la sabbia e che prosegue sotto le braccia, corte e molto sottili sui lati. Le mani, in particolare quella sul lato sinistro del dipinto, è appena accennata. Sotto la pettorina c’è un simbolo a forma di cuore.
La forma a cuore sul petto di Frau P è un motivo ricorrente nell’opera di Klee, dove, a seconda dei casi, rappresenta una bocca, un naso o un busto. Il motivo è considerato dall’artista il tramite tra il mondo organico e quello inorganico.
Libero dalla rappresentazione naturalistica, Klee utilizzava un repertorio di segni grafici: ideogrammi, disegni stilizzati, motivi decorativi, diagrammi, mappe. Questi potevano essere integrati nel dipinto.
Lavora in piccoli formati, nella tradizione dei miniatori di codici. Data la piccola dimensione, il quadro richiede un esame ravvicinato. Concentra l’attenzione visiva e tattile in una zona ristretta entro la quale occhio e mano possono spostarsi con minimo sforzo attraverso le linee semplificate della rappresentazione bidimensionale.

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Vasily Kandinsky
immagine dell’opera di Kandinsky descritta nella scheda

Vasily Kandinsky
Verso l’alto, dipinto nel 1929.
Olio su cartone.
Le dimensioni sono 70 centimetri di altezza per 49 centimetri di lunghezza.
Si trova nella Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

Guida all’esplorazione tattile

In un processo di astrazione Vasily Kandinsky scompone la forma, la semplifica e geometrizza.
Figure geometriche e semicerchi in quest’opera si compongono in una struttura sospesa in un fondo di ricco color turchese e verde, reso a rilievo con lievi sbalzi.
Il carattere fisionomico della composizione testimonia l’associazione al Bauhaus di Dessau di Kandinsky con gli altri artisti del Cavaliere Azzurro, come Paul Klee e Alexej Jawlensky. Nel 1929 Jawlensky espone, in una mostra del Cavaliere Azzurro, sedici teste astratte che offrono a Kandinsky il modello per grandi volti astratti, composti di piani geometrici, nei quali i lineamenti erano definiti con segmenti marcati.
La figura sembra rappresentare una testa composta di due semicerchi sfalsati lungo un asse verticale, dove quello destro è più in basso rispetto al sinistro. Si riconoscono solo le parti peculiari del volto, l’occhio, un piccolo cerchio sul lato destro del dipinto e la bocca semplificata in due segmenti più in basso a sinistra.
Il metodo di lavoro di Kandinsky è più vicino a quello di Klee, che partiva da forme scelte a intuito, che gradualmente arrivavano a suggerire corrispettivi nel mondo naturale.
Quello che sembra il busto che sostiene questo tondo è costituito da due parti, che appaiono come due trapezi affiancati: uno a sinistra uniforme, un altro a destra dalla texture più ruvida, solcato da profonde feritoie rettangolari che nell’insieme sembrano formare la lettera E.
Oltre ai piani spaziali della figura, anche le parti più scure della superficie del dipinto sono più ruvide, mentre quelle chiare sono più lisce.
Tutta la composizione è organizzata sull’asse verticale lungo il quale i due semicerchi che compongono la testa, quello a destra, più ampio e posto più in basso rispetto a quello di sinistra, suggeriscono un movimento verso l’alto, ottenendo l’effetto di energia.
Nel resto della superficie dell’opera sono rappresentate due piccole figure geometriche: un rettangolo verticale in basso a sinistra e una composizione simile a una E in alto a destra, con la gambetta superiore più sottile e più chiara, quindi liscia. Entrambe sembrano dare equilibrio alla composizione.
L’opera è stata riprodotta a rilievo in resina e termoform.

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Max Ernst
immagine dell’opera di Ernst descritta nella scheda

Max Ernst
Giovane donna a forma di fiore, scultura realizzata nel 1944 e fusa in bronzo nel 1957.
Le dimensioni sono 35 centimetri di altezza, 35,6 centimetri di larghezza, 21,5 centimetri di profondità.
Si trova nella Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

Guida all’esplorazione tattile

Giovane donna a forma di fiore era, approssimativamente, una delle dodici sculture realizzate in gesso nell’estate del 1944, mentre Ernst stava visitando Julien Levy, sul Great River, a Long Island. Siamo di fronte a una figura composta di una testa e un corpo semplificati. La testa è inscritta in un rettangolo. I lineamenti sono stilizzati, con tre linee orizzontali a rappresentare rispettivamente gli occhi e la bocca, in cui sono riconoscibili solo le posizioni spaziali. Il corpo è rettangolare, a grandi linee ricorda un fiore stilizzato a quattro petali . Una struttura quasi a C lega testa e corpo e termina in basso con due sporgenze opposte che vagamente ricordano i piedi. Sul corpo ci sono le venature di una foglia. La superficie del blocco centrale è liscia, solcata da linee che si dipartono a raggera dal centro verso l’esterno a indicare l’apertura del fiore. È una figura astratta, che mescola l’umano con il mondo vegetale. I colori sono quelli propri del bronzo fuso e l’opera è concepita per essere vista frontalmente. Comunica un senso di calma e sospensione. L’effetto di insieme è statico. I pesi sono distribuiti in modo uniforme perlopiù al centro dove si colloca il grande rettangolo che costituisce il corpo della giovane donna. La composizione di Giovane donna a forma di fiore è un assemblaggio di tre pezzi e sembra derivare dalla necessità di creare un analogo tridimensionale della pittura. Ernst geometrizza la forma e rende la figura oggetto. Maestro del pensiero e dell’agire surreale, Ernst offre una prova della ricercata idea di fusione metamorfica tra mondo vegetale, magico, sospeso e misterioso, e la forma umana nella traccia di un ritratto. Ciò che più lo interessava era la possibilità di costruire in terza dimensione molte delle immagini e forme che rappresentava nei suoi dipinti e collages.

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In collaborazione con l’Istituto Ciechi di Milanologo Istituto Ciechi di Milano
Con la partecipazione dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – Onluslogo Unione Italiana Cechi e Ipovedenti
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