Guggenheim conservation department

PROGETTO POLLOCK

Nel giugno 2013 il museo si è impegnato nello studio della tecnica di esecuzione e dei materiali costitutivi dei undici dipinti di Jackson Pollock presenti nella collezione.

Le opere risalgono al periodo 1942–1947 quando Peggy Guggenheim intuì il talento di Pollock e decise di offrirgli un contratto attraverso la sua galleria Art of This Century. Si tratta di dipinti molto importanti nella produzione artistica di Pollock perché documentano il momento di transizione da un linguaggio astratto relativamente tradizionale alla tecnica del dripping o pouring, cioè dello sgocciolamento della pittura sulla tela stesa a terra, che costituisce il contributo rivoluzionario della sua arte.

Oltre all'analisi dei colori e leganti utilizzati dall'artista, fondamentali per capire quando l'artista inizia la sperimentazione con un nuovo linguaggio, le indagini sono state indispensabili per la messa a punto di un programma di conservazione delle stesse opere.

MOLAB alla Collezione Peggy Guggenheim:
Le prime indagini - giugno 2013


In questa prima fase di indagine sono state condotte misure non invasive su sette dellle undici opere della collezione grazie al lavoro dei tecnici del laboratorio mobile MOLAB (CNR-ISTM, SMAArt, INO - CNR) e del Laboratorio di Diagnostica di Spoleto. “Il MOLAB impiega strumentazioni allo stato dell’arte“, spiega Costanza Miliani, coordinatrice del MOLAB, ”per l’analisi elementare (fluorescenza a raggi X) e molecolare (spettroscopia Raman, FTIR, fluorescenza UV-vis), puntuale e di imaging, di pigmenti e leganti, riflettografia multispettrale VIS-NIR con lo scopo di caratterizzare la tecnica pittorica dell’artista e lo stato di conservazione delle opere”.

L’iniziativa è stata resa possibile dal patrocinio progetto Europeo CHARISMA (Cultural Heritage Advanced Research Infrastructures: Synergy for a Multidisciplinary Approach to Conservation/Restoration) terminato nel 2014, che permette accesso ai più avanzati strumenti scientifici per l’analisi di opere d’arte.

Intervista a Costanza Miliani, coordinatrice Molab

- Che tipo di indagini sono state condotte sulle opere di Pollock e con quali strumentazioni?
La prima campagna di analisi è stata condotta dall'11 al 14 giugno su una selezione di sette dipinti tra i quali The Moon Woman e Alchemy; il laboratorio MOLAB è stato installato in una delle sale del museo (foto 1). Sono state eseguite misure puntuali con tecniche elementari e molecolari e misure di imaging nel NIR ed in fluorescenza UV-vis. In particolare con la fluorescenza a raggi X (XRF, foto 2) sono stati determinati gli elementi chimici presenti nella pittura ottenendo indicazioni sulla natura dei pigmenti e della preparazione. La identificazione molecolare dei pigmenti è stata ottenuta grazie all’impiego della spettroscopia nell’infrarosso (FTIR, foto 3), della spettroscopia Raman e della spettroscopia UV-vis in assorbimento ed emissione (foto 4). La caratterizzazione dei leganti e di prodotti di alterazione è stata condotta con l’impiego della spettroscopia FTIR nel medio infrarosso e nel vicino infrarosso. Immagini in fluorescenza visibile indotta da luce UV (foto 5) hanno rivelato informazione sulla distribuzione dei coloranti, mentre la riflettografia a scansione multi spettrale (foto 6) ha fornito indicazioni sulle sovrapposizioni degli strati pittorici.

- Quali sono gli istituti scientifici che a Venezia si sono occupati delle indagini?
Le analisi scientifiche sono state condotte dal gruppo di ricerca MOLAB del CNR-ISTM (Istituto di Scienze e Tecnologie Molecolari) e dello SMAArt (Centro di Eccellenza Scientific Methodologies in Archaeology and Art) di Perugia in collaborazione con il CNR-INO (Istituto Nazionale di Ottica) di Firenze ed il Laboratorio di Diagnostica di Spoleto. MOLAB è attrezzato con dodici strumentazioni portatili non invasive (spettroscopie puntuali e metodi di imaging) ed ha esperienza decennale allo studio di materiali di interesse nei beni culturali. Il laboratorio MOLAB opera in Italia in collaborazione con gli istituti centrali le sovrintendenze e numerosi musei e collezioni d’arte, ma anche in Europa, finanziato dalla comunità europea con il progetto CHARISMA (www.charismaproject.eu), dove ha analizzato manoscritti medievali e pre-colombiani, ceramiche a lustro, dipinti di grandi maestri come Raffaello, Bronzino, van Eyck, Bosch, Memling, dipinti di arte moderna e contemporanea di Cezanne, Renoir, Van Gogh, Picasso, Rothko ed altri. MOLAB grazie ad un approccio multi tecnica fornisce informazioni sulla composizione molecolare e la distribuzione dei materiali artistici, utili per studi sulle tecniche esecutive e sullo stato di conservazione, inoltre dà indicazioni per la messa a punto e l’ottimizzazione degli interventi di restauro.


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Jackson Pollock- Alchemy   Jackson Pollock
Alchimia (Alchemy), 1947
Olio, pittura d'alluminio, smalto alchidico con sabbia, sassolini, filati e bastoncini spezzati di legno su tela, 114,6 x 221,3 cm
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia 76.2553 PG 150

Alchimia
arriva all'Opificio delle Pietre Dure - dicembre 2013


Durante questa fase fondamentale del progetto, è stata scelta Alchimia, una delle opere più note e amate di Pollock, nonché tra i suoi primissimi dripping, che il pittore realizzò nel 1947 nello studio di Long Island, per un intervento di analisi analitica e conservazione presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Il 2 dicembre 2013 la tela è arrivata nel Laboratorio Dipinti dell’Opificio. Qui il gruppo di lavoro ha avuto pieno accesso a tutta la strumentazione nonché si è potuto avvalere della competenza dell’Opificio stesso. Alchimia è stata sottoposta a ulteriori analisi e prove in preparazione al meticoloso intervento di pulitura della sua complessa superficie pittorica costituita da diversi strati di smalto, resina alchidica e colori a olio, uniti a una complessa combinazione di diversi materiali quali stringhe, sabbia e sassolini, il tutto combinato in un impasto denso, grumi di pittura, schizzi e sgocciolamenti. La pulitura è stata necessaria per rimuovere lo strato di sporco accumulato negli anni, che ha compromesso la qualità estetica del quadro, opacizzando i colori e diminuendo lo spazio tridimensionale creato dalla tecnica innovativa di Pollock.

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Jackson Pollock- mostra   "ALCHIMIA" DI JACKSON POLLOCK. Viaggio all'interno della materia
14 febbraio – 14 settembre 2015
Collezione Peggy Guggenheim
A cura di Luciano Pensabene Buemi e Roberto Bellucci

Il progetto di conservazione e l’opera in mostra - 14 febbraio-14 settembre 2015


Il pionieristico progetto di restauro su Alchimia di Jackson Pollock si è concluso a gennaio 2015, dopo oltre un anno di ricerche e processi di conservazione sull’opera, eseguiti da Luciano Pensabene Buemi, Conservatore della Collezione Peggy Guggenheim, in collaborazione con Francesca Bettini, restauratore dipinti dell'Opificio delle Pietre Dure. (approfondimento).
Dal 14 febbraio al 14 settembre 2015 Alchemy è stata esposta alla Collezione Peggy Guggenheim, con una mostra ad essa dedicata. Intitolata "Alchimia" di Jackson Pollock. Viaggio all’interno della materia, la mostra a cura di Luciano Pensabene Buemi, e Roberto Bellucci, Funzionario Restauratore Conservatore Opificio delle Pietre Dure, ha svelato l’esplosione dei colori ritrovati dopo il lungo intervento di pulitura, in una sorprendente riscoperta della celeberrima opera, che è stata eccezionalmente esposta senza teca protettiva in modo da offrire l’esatta lettura della sua complessa superficie tridimensionale.

[gallery del restauro] [gallery della mostra]

Video:
Visual Computing Laboratory, Alchemy in 3D, (5':11'')
Consiglio Nazionale delle Ricerche, Così abbiamo svelato l'Alchimia di Pollock, (9':13'')

Comunicati stampa:
Opificio delle Pietre Dure, Pollock all'Opificio delle Pietre Dure di Firenze
Opificio delle Pietre Dure, Effetto Restauro: Alchemy di Jackson Pollock
Peggy Guggenheim Collection, Venezia. Alchimia di Jackson Pollock. Viaggio all’interno della materia
Consiglio Nazionale delle Ricerche, Così abbiamo svelato l'Alchimia di Pollock
campagna MOLAB    

MOLAB ritorna: seconda campagna d’indagine - marzo 2015


Tra il 2 e il 6 marzo 2015, il MOLAB è tornato alla Collezione Peggy Guggenheim per completare i dati acquisiti nella campagna diagnostica cominciata nel 2013 sui quadri di Jackson Pollock. Questa seconda campagna è avvenuta con il sostegno del progetto Europeo IPERION CH (Integrated Platform for the European Research Infrastructure): un consorzio ideato per la disseminazione e la condivisione delle più avanzate tecniche scientifiche per il restauro.

L’utilizzo di tecniche di rilevamento puntuali, di imaging multispettrale, ha consentito un’analisi spettrale e colorimentrica delle superfici, utile per la caratterizzazione dei materiali che compongono lo strato pittorico. Le indagini del tutto non invasive, hanno fornito un insieme di immagini perfettamente sovrapponibili, metricamente corrette e prive di aberrazioni cromatiche e geometriche. Ciò permette di confrontare le immagini a diverse lunghezze d’onda e di localizzare con precisione i risultati ottenuti senza dover operare registrazioni e/o interpolazioni fra le immagini.

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Jackson Pollock- Two   Jackson Pollock
Due (Two), 1943–45
Olio su tela, 193 x 110 cm
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia 76.2553 PG 143

Anche Due in Opificio - dicembre 2013


Pollock inizia a realizzare Due (Two) nel 1943 e lo termina nel 1945 quando il dipinto viene esposto nella seconda monografica offertagli da Peggy presso la sua galleria Art of This Century. Nell’opera campeggiano due figure emblematiche che risentono dell’influenza di Picasso e della pittura tribale indiana. È uno degli ultimi lavori “figurativi” che ci permette di capire i riferimenti culturali dell’artista e intuire il successivo passaggio all’astrazione.

A continuazione del PROGETTO POLLOCK, Due è stata anch’essa restaurata da Luciano Pensabene Buemi, conservatore della Collezione, con l'apporto dei laboratori scientifici dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Il progetto si è avvalso inoltre dell’apporto scientifico INO dell’Istituto CNR Nazionale di Ottica di Firenze.
Come nel caso di Alchimia, le indagini, sono state fondamentali per la messa a punto dell'intervento di conservazione e pulitura. La rimozione delle polveri e dei depositi incoerenti ha rilevato come in Due, oltre alla presenza delle due figure, Pollock abbia utilizzato anche tecnicamente "coppie" di colori: due bianchi, due gialli, due verdi, due neri, due grigi, arancio-rosa scuro, con toni uno più freddo e uno più caldo.
Progetto di restauro con NANORESTART - 2015-2016

Per la pulitura di Due sono stati impiegati sofisticati sistemi chimici (gel chimici) a base acquosa. Essi sono stati realizzati, grazie all'impiego di metodologie derivanti dalle nanoscienze, daI Consorzio universitario CSGI-Università di Firenze, nell'ambito del progetto europeo NANORESTART (NANOmaterials for the REStoration of works of ART) finanziato dalla Commissione Europea. I gel chimici impiegati sono una categoria particolare, costituiti da due polimeri interpenetrati uno nell'altro e sono costituiti per oltre il 90% da acqua, non rilasciano alcun residuo sull'opera d'arte, e consentono di realizzare il processo di pulitura in modo controllato (minimizzando il contatto con la superficie pittorica e il colore del solvente) veloce ed in totale sicurezza per l'opera e per i restauratori, in quanto questi sistemi sono completamente atossici e rispettosi dell'ambiente. Questi sistemi costituiscono la classe di materiali più avanzati fino ad oggi sviluppati per la pulitura di dipinti.

La riscoperta ricchezza cromatica di Due con i passaggi tonali tra le coppie di colori è stata esibita nella mostra Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim, a Palazzo Strozzi, Firenze, dal 19 marzo al 24 luglio 2016.