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Salvador Dalí

/Opere e biografia

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La nascita dei desideri liquidi
(La Naissance des désirs liquides), 1931–32
Olio e collage su tela, 96,1 x 112,3 cm
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia 76.2553 PG 100
© Salvador Dalí, Gala-Salvador Dalí Foundation, by SIAE 2008


Quando nel 1929 Salvador Dalí aderisce al gruppo surrealista ne dà un’interpretazione assolutamente personale, da lui stesso definita “metodo paranoico-critico”, consistente nel trasmettere all’osservatore i conflitti psicologici più intimi nella speranza di strappargli una risposta empatetica. Una delle sue fissazioni allucinatorie è la leggenda di Guglielmo Tell, che rappresenta per lui l’archetipo dell’aggressività paterna. Il soggetto ricorre spesso nei suoi dipinti a partire dal 1929 quando inizia la relazione con Gala Eluard, la sua futura moglie, contro la volontà paterna. In questa tela il padre, il figlio e forse la madre sembrano fusi nella grottesca immagine onirica della creatura ermafrodita al centro. La mela di Guglielmo Tell è sostituita da un filone di pane, dal quale si innalza una lugubre visione a forma di nube ispirata alle immagini di Arnold Böcklin.

La dilatazione del paesaggio richiama l’opera di Yves Tanguy degli anni ’20. La struttura biomorfica che domina la composizione suggerisce contemporaneamente un violino, le rocce erose di Port Lligat sulla costa orientale della Spagna, l’architettura visionaria del catalano Antoni Gaudí, la scultura di Jean Arp, un mostro preistorico e la tavolozza di un’artista. Il colpevole desiderio represso della figura centrale è indicato dal duplice atteggiamento di ripulsa e attrazione verso la donna proibita con i fiori al posto della testa (probabilmente Gala). L’ombra proiettata sulla scena è quella di un oggetto esterno alla tela e potrebbe alludere alla presenza minacciosa del padre o a una più generica premonizione di rovina.

credits: Hangar Design Group