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Jackson Pollock

/Opere e biografia

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Alchimia (Alchemy), 1947
Olio, pittura d'alluminio, smalto alchidico con sabbia, sassolini, filati e bastoncini spezzati di legno su tela, 114,6 x 221,3 cm
Collezione Peggy Guggenheim, Venezia 76.2553 PG 150
© Jackson Pollock, by SIAE 2008


Alchimia è uno dei primi dipinti realizzati con la tecnica rivoluzionaria del dripping (colatura), che rappresenta il contributo più significativo di Jackson Pollock all’arte del XX secolo. Dopo una lunga riflessione davanti alla tela intatta, Pollock usa tutto il suo corpo come strumento nel processo di realizzazione dell'opera, quasi disegnasse con il colore. Versando con l'aiuto di bastoncini il colore, di tipo commerciale, direttamente sulla tela, Pollock rende sorpassate le convenzioni e gli strumenti della pittura tradizionale da cavalletto. Le nozioni surrealiste sulla casualità e sull’automatismo trovano piena espressione nei classici dipinti a colatura, in cui la linea non serve più per descrivere figure o contenere forme, ma esiste come evento autonomo che riproduce sulla i tela i movimenti del corpo dell’artista. La linea si assottiglia o si ispessisce, acquista velocità o scorre lentamente, e la sua apparenza si modifica a seconda della casualità con cui il materiale si dispone, sgocciolando, formando delle pozze o delle bolle.
Se si osserva quest'opera a distanza, le grandi dimensioni e l’equilibrio di forze fanno sì che il dipinto sia vissuto come ambiente. La superficie irregolare è come un muro su cui sono tracciati segni primitivi, realizzati spremendo direttamente dal tubetto il colore bianco. Spesso si sono tentate interpretazioni di questi segni, basandosi sul titolo, che però è stato dato da Ralph Manheim e da sua moglie, vicini di Pollock a East Hampton.

credits: Hangar Design Group