William Congdon

Piazza San Marco #15

1957


Venezia #1

1957


Cambogia

1960


Le Beatitudini

1960-69 c.

William Congdon nasce a Providence, Rhode Island (USA), il 15 aprile 1912. Dopo gli studi alla Yale University dal 1930 al 1934, si interessa all’arte e studia pittura con Harry Hensche e disegno e scultura con George Demetrios a Boston e poi a Gloucester. In seguito si trasferisce a Filadelfia, dove frequenta per alcuni mesi la Pennsylvania Academy of Fine Arts. Sono gli anni in cui realizza le prime opere e in cui, grazie ai viaggi in Europa, ha la possibilità di confrontarsi con una diversa tradizione artistica.

Durante la Seconda guerra mondiale, guida da volontario le ambulanze per l’American Field Service, un’esperienza che oltre a farlo viaggiare in Nord Africa, Italia, Francia e Belgio, lo segna profondamente: ne sono testimonianza i disegni e gli schizzi realizzati in quegli anni. Terminata la guerra rimane in Italia, lavorando nella ricostruzione delle aree più colpite dal conflitto. Nel 1948 si trasferisce a New York, dove conosce i principali esponenti dell’Espressionismo astratto. Nel 1949 inizia a esporre alla Betty Parsons Gallery ed entra in contatto con Mark Rothko e Richard Pousette-Dart. I dipinti di questo periodo, nei quali la città è il tema più ricorrente, benché risentano dell’influenza della tecnica del dripping (sgocciolamento) di Jackson Pollock e dell’opera di Paul Klee, segnano un contributo originale nell’arte americana, grazie all’equilibrio tra Espressionismo astratto e tradizione figurativa europea.

All’inizio degli anni cinquanta, nonostante il successo negli Stati Uniti, Congdon decide di trasferirsi a Venezia, dove incontra Peggy Guggenheim. La città influisce notevolmente sulla sua pittura, così come i viaggi compiuti nel deserto del Sahara, in Algeria, a Santorini, in Grecia, e in Guatemala. Nel 1959 si converte alla fede cattolica e, trasferitosi ad Assisi, per qualche anno dipinge prevalentemente soggetti religiosi. Abbandonato questo filone, ritorna ai temi più consueti della sua pittura e, nonostante non esponga più per diversi anni, non rallenta il suo ritmo di lavoro. Il suo linguaggio conosce una profonda trasformazione soprattutto dopo il trasferimento, nel 1979, a Gudo Gambaredo, alla periferia di Milano, dove muore il 15 aprile 1998. In seguito, alcune retrospettive, a Ferrara, Milano, Madrid e Providence (RI), hanno riproposto l’intero itinerario della sua pittura.

 

credits: Hangar Design Group