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Ottone Rosai

Dinamismo Bar San Marco

1913

Scomposizione di una strada

1914

Rosai nasce nel 1895 in un quartiere popolare di Firenze; il padre è falegname. Nel 1909-12 studia all'Accademia di Firenze e in quegli anni ammira soprattutto l'opera di Corot, Courbet, Cézanne e Daumier. Nel 1913, con l’amico Betto Lotti, espone un gruppo di lavori in via Cavour a Firenze nelle vicinanze dell'esposizione futurista organizzata da “Lacerba”. La mostra viene visitata da Marinetti, Soffici, Carrà e altri futuristi, e da quel momento Rosai si unisce al movimento futurista e inizia a sperimentare con il polimaterismo. Collabora anche a “Lacerba”.

Durante la Prima Guerra Mondiale si arruola volontario nelle truppe d'assalto degli Arditi e viene ferito più volte. Negli anni del dopoguerra partecipa alla creazione e alle attività delle squadre fasciste locali. Nel 1919 pubblica il suo primo romanzo, Il libro di un teppista. La disillusione per il Fascismo comincia con il delitto Matteotti nel 1924 e si aggrava con il consolidarsi del regime.

Nel 1920 Rosai tiene la sua prima personale a Firenze, recensita favorevolmente da De Chirico e Soffici. In quegli anni riunisce nei propri lavori le forme semplici e il carattere sospeso propri della pittura metafisica con una pennellata più fluida e naturalista. Dipinge soprattutto i quartieri popolari di Firenze ed i loro abitanti. Il suo deciso senso realista, solidamente ancorato ad una tradizione popolare, viene spesso portato fin quasi al limite della caricatura. Nel 1926 Rosai espone alla mostra del gruppo Novecento a Milano. Nel 1929 comincia a contribuire con delle illustrazioni al periodico fascista “Il Bargello”. Nel 1930 la Galleria Il Milione a Milano inaugura con una sua personale. Nel 1930 pubblica il suo secondo romanzo, Via Toscanella, e nel 1934 il suo terzo, Dentro la guerra. Nel 1939 viene nominato professore di disegno al Liceo Artistico Fiorentino. Rosai muore nel 1957 ad Ivrea dove si era recato per l'inaugurazione di una sua vasta retrospettiva al Centro Culturale d'Ivrea.

 

credits: Hangar Design Group