compra il tuo bigliettoiscriviti alla newsletter digitale
 

Mario Merz

Se la forma scompare la sua radice è eterna

1982–89

Senza titolo

1989

Mario Merz nasce il primo gennaio 1925 a Milano. Cresciuto a Torino, frequenta per due anni la facoltà di medicina all’Università degli Studi di Torino. Durante la seconda guerra mondiale si unisce al gruppo antifascista Giustizia e Libertà e nel 1945 viene arrestato e imprigionato. Nel 1950 inizia a dipingere ad olio e nel 1954 tiene la sua prima personale alla Galleria La Bussola di Torino, dove espone dipinti aventi per soggetto forme tratte dal mondo organico. Verso il 1966 inizia a perforare tele e oggetti con tubi al neon, trasformando i materiali con questa simbolica infusione d’energia.

Nel 1967 viene coinvolto in una associazione di numerosi artisti, tra cui Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto e Gilberto Zorio, che evolve nel movimento artistico definito Arte Povera, caratterizzato da un’estetica antielitaria, che ingloba materiali umili, tratti dalla vita quotidiana e dal mondo organico, in segno di protesta per la natura disumanizzante dell’industrializzazione e del capitalismo consumista. Nel 1968 Merz adotta uno dei suoi motivi caratteristici, l’igloo, costituito da uno scheletro di metallo coperto da frammenti d’argilla, cera, fango, vetro, iuta e fascine di rami, cui spesso si aggiungono frasi politiche o letterarie scritte da tubi al neon.

L’artista espone in importanti mostre internazionali di Arte Concettuale, Process Art e Minimalismo, come “Live in Your Head: When Attitudes Become Form” alla Kunsthalle di Berna nel 1968, mostra poi esposta a Krefeld, in Germania, e a Londra. Nel 1970 Merz inizia ad utilizzare nelle sue opere la formula di progressione matematica di Fibonacci, comunicando visivamente il concetto grazie all’uso dei numeri e della figura a spirale. All’epoca della sua prima personale americana, al Walker Art Center di Minneapolis nel 1972, Merz ha già integrato alla propria iconografia le pile di quotidiani, gli animali archetipi e le motociclette, più tardi seguiti dalla tavola, nel suo aspetto simbolico di locus della necessità umana di appagamento e interazione. La sua prima personale in un museo europeo ha luogo alla Kunsthalle di Basilea nel 1975. Del 1989 è invece un’ampia retrospettiva al Museo Solomon R. Guggenheim di New York. Merz muore a Torino il 9 novembre 2003.

 

credits: Hangar Design Group